Sic!

   "posto tra parentesi dopo una parola o frase assicura che è scritto proprio così nell'originale, rilevando l'Errore o la Stranezza"

 



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Distorsioni a quattro mani
about
Qualche verità...e qualche bugia...mentre mi fumo una sigaretta
sound
"Strade", Subsonica
"Zeta reticoli", Meganoidi
"I've got you under my skin", F.Sinatra
"Bring me to life", Evanescence
"L'uomo più furbo del mondo", M.Gazzè
"The end", Linkin' Park
"Scar Tissue", Red hot chili peppers
"Jesus to a child", G. Michael
"The drugs don't work", B. Harper
"High speed", Coldplay
"Goodnight lovers", Depeche Mode
"Angel", Aerosmith
"I want to break free", Queen
"Wake me up when september ends", Green Day
"Incantevole", Subsonica
"Like a stone", Audioslave
"Ogni mio istante", Negramaro
"Pure morning", Placebo
"Dentro qui", P.Laquidara
"Walk on by", D.Warwick
"Salvo", Neffa
"Una luce", Pacifico
"Fragile", Sting
"Somebody told me", The Killers
"You look so fine", Garbage
"Casa Lumière", S.Cammariere
"Ad occhi chiusi", La Crus feat. C.Donà
"I miss you", Incubus
"Sing for absolution", Muse
"Uomo contorto", Cinemavolta
"Concepts", Terranova
"Close to you", Chimera
"Cubicle", Rinocerose
"Again", Archive
visioni
"La venticinquesima ora", S. Lee
"La leggenda del pianista sull'Oceano", G. Tornatore
"Casablanca", M. Curtiz
"Moulin Rouge", B.Luhrmann
"Tutto può succedere", N. Meyers
"Amleto", F.Zeffirelli
"Batman", T.Burton
"L'uomo senza volto", M.Gibson
"The man who cried", S.Potter
"Matrix", A. e L. Wachowsy
"Nicotina", H.Rodriguez
"Molto rumore per nulla", K. Branagh
"Se mi lasci ti cancello", M.Gondry
"Speed", J. de Bont
"Luce dei miei occhi", G.Piccioni
"I soliti sospetti", B.Singer
"Primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera", Kim Ki Duk
"Sideways", A.Payne
"Braveheart", M.Gibson
"Lemony Snicket- Una serie di sfortunati eventi", B.Silberling
"Gli intoccabili", B.De Palma
"I heart huckabees", D.Russell
"Good night and good luck", G.Clooney
"La cura del gorilla", C.A.Sigon
"Reinas, M.Gomez Pereira
"The prestige", C.Nolan
carta
"Novecento",A.Baricco
"L'idiota", F.Dostoevskij
"Il profumo", P.Suskind
"L'amore ai tempi del colera", G.Garcia Marquez
"Cassandra", C.Wolf
"Frammenti di un discorso amoroso", R.Barthes
"L'insostenibile leggerezza dell'essere", M.Kundera
"Il mito di Sisifo", A.Camus
"Incontro d'amore in un paese in guerra", L.Sepulveda
"City", A.Baricco
"Narciso e Boccadoro", H.Hesse
"L'onorevole scolaro", J.Le Carrè
"Il principe felice",O.Wilde
"Il giardino segreto", F.H.Burnett
"Dona Flor e i suoi due mariti", J.Amado
"Sostiene Pereira", A.Tabucchi
"Il maestro e Margherita", M.Bulgakov
"L'arte di viaggiare", A. De Bottom
"Il segreto di Luca", I.Silone
"E' stata una vertigine", M.Maggiani
"Questa storia", A.Baricco
"Fahrenheit 451", R.Bradbury
"The prestige", C.Priest
"Il pendolo di Foucault", U.Eco
"I segreti di Londra", C.Augias
sul comodino

"The Shakespeare secret", J.L. Carrell
"Memoria delle mie puttane tristi", G. Garcia Marquez
wine bar
Martini bianco on the rocks
Glicine
Nero d'Avola
Falanghina
Donnafugata
Beaujolais
Valpolicella
Albarino, Rias Baixa, Salneval Valle del Salnes
Negramaro
Curiale
strade mie
Amaramente
Aoi
Ataru Moroboshi
Bando
Barbiere della sera
Birambai
Blu
Buona o Cattiva
Chinaski
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Daveblog
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Eriadan
Flor
Ge
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Il militante
Insane soul
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lunedì, 26 luglio 2004
 

About my sounds

NOW PLAYING: un mare di suoni evocati da questo test...cut and paste da Ataru...


PRIMO DISCO ACQUISTATO: probabilmente un disco di canzoni di Natale…

ULTIMO DISCO ACQUISTATO: Maroon 5, “Songs about Jane”

DISCO CHE HA CAMBIATO LA TUA VITA: una raccolta di hits di Frank Sinatra

COPERTINA PREFERITA: Subsonica, Amorematico

DISCO IMBARAZZANTE: nessuno, dai…

LA CANZONE CHE AVRESTI VOLUTO SCRIVERE: Pacifico, “Le mie parole”

QUELLA CHE VORRESTI FOSSE STATA SCRITTA PER TE: Pacifico, “Lo sai che siamo uguali”

QUELLA CHE TI FA VENIRE IN MENTE LA TUA INFANZIA: tutte le vecchie canzoni dei tempi di mia mamma. E le canzoni dei cartoni animati (banale…)

QUELLA CHE RIASSUME LA TUA ADOLESCENZA: Bryan Adams, “Everything I do (I do it for you)”

QUELLA CON CUI VORRESTI SVEGLIARTI: Patrizia Laquidara, “Caotico”

QUELLA CHE VORRESTI PER UN TRAMONTO: Ella Fitzgerald e Louis Armostrong, “Summertime”

QUELLA DA SUONARE IN SPIAGGIA CON GLI AMICI: tutto il benedetto cd dei Lunapop

QUELLA CHE NON VUOI SENTIRE MAI PIU': ce ne sono parecchie…

QUELLA CHE ODIAVI MA ADESSO AMI: Vasco Rossi, “Ogni volta”

QUELLA CHE VORRESTI AL TUO MATRIMONIO: Sting, I was brought to my senses”

QUELLA CHE DESCRIVE PERFETTAMENTE UN MOMENTO DELLA TUA VITA: Coldplay, “Trouble”

QUELLA CHE TI PIACE NELLA COLLEZIONE DEI TUOI GENITORI: moltissime, troppe per sceglierne una

QUELLA CHE PIACE AI TUOI GENITORI NELLA TUA COLLEZIONE: Fiorella Mannoia, “I treni a vapore”

QUELLA CHE NON CONOSCERESTI SE NON FOSSE PER UN TUO AMICO: Planet Funk, “Paraffine”

QUELLA CHE TI FA PENSARE AL SESSO: Muse, “Feeling good”

QUELLA CHE TI FA PENSARE ALLA SOLITUDINE: Subsonica, “Atmosferico I,II,III,IV”

QUELLA PER QUANDO SEI INCAZZATO: Linkin’ Park, “Point of authority”; Audioslave, “Like a stone”

QUELLA CON IL MIGLIOR FINALE: Subsonica, “Strade”

QUELLA CON IL MIGLIOR INIZIO: ancora “Summertime”; Muse “Shine acoustic”…e tutte quelle che iniziano con…la pioggia!

QUELLA CHE PIU' TI ESTRANEA DALLA REALTA': Subsonica, “Albe meccaniche” e "Nicotina groove"

QUELLA PIU' TRISTE: Espen Lind, “Niki’s theme”; Sting, “Fragile”

QUELLA PIU' BRUTTA CHE HAI IN CASA: Craig David, “Follow me”

LA MIGLIORE DI UNA COLONNA SONORA: Il valtzer de “La leggenda del pianista sull’Oceano", quando Novecento suona il pianoforte in mezzo alla tempesta, per intendersi; “Two” da “Santa Maradona” e “Playgroud” da “La 25a ora”

LA MIGLIORE DA SENTIRE IN VIAGGIO: Maroon 5, “Sunday morning”; Aerosmith, “Crazy”

QUELLA PER USCIRE CON GLI AMICI E FARE BARACCA: Eurythmics, “Sweet dreams”

QUELLA CHE ASCOLTERESTI MENTRE SEI NELLO SPAZIO PRIMA DI STACCARTI DALLA NAVICELLA: Muse, “Screenager”

QUELLA CHE FA PIU' PAURA AL BUIO: l’intro di “One vision”, Queen

QUELLA DA CANTARE SOTTO LA DOCCIA: Patrizia Laquidara e Mario Venuti, “Per causa d’amore”

QUELLA CHE TI FA VENIRE VOGLIA DI BALLARE: Astor Piazzolla, “Libertango” (eh, vabbè, s’è detto ballare, no?); Motel connection, “Three”

QUELLA PER POGARE: Subsonica, “Nuova ossessione”

QUELLA PER LA TUA CITTA': Pacifico, “Gli occhi al cielo”

QUELLA CON PIU' PAROLACCE: Paro…che???

QUELLA CON IL MIGLIOR DUETTO: Subsonica & Veronika (questa sconosciuta), “Livido Amniotico”

QUELLA CON IL TESTO PIU' BELLO CHE TU ABBIA MAI SENTITO: Pacifico, “Le mie parole”

QUELLA SU CUI FARE L'AMORE: what????????

QUELLA PIU' NOSTALGICA: Tribalistas, “Carnalismo”

QUELLA PIU' BRUTTA: ce ne sono un bel po’…

QUELLA INSOPPORTABILE: idem come sopra…

QUELLA PIU' DOLCE: Queen, “Too much love will kill you"

QUELLA CON IL TESTO PIU' INSENSATO: Subsonica, “Depre”

QUELLA STORICA: Queen, “Who wants to live forever”

QUELLA CHE TI E' STATA DEDICATA: solo una frase (si va al risparmio!) di una canzone di De Andrè… “Questo amore che dall’ansia di perdersi ha avuto in un giorno la certezza di aversi”…

QUELLA PER RIFLETTERE: tutte, tanto non smetto mai di rimuginare…

QUELLA DI UNO SPOT: Maroon 5, “Harder to breathe”

QUELLA CHE STAI ASCOLTANDO: Tribalistas, “Tribalistas”










































































































venerdì, 23 luglio 2004
 

dlin dlon, comunicazione di servizio

Considerato che gli avventori che abitualmente s'avventurano - eh si, gli avventori s'avventurano - da queste parti sono decisamente esigui, mi prendo la libertà di vivermi i miei tempi tra un post e l'altro, evitando di metter dentro cose inutili. Certo, sul concetto di inutilità si può discutere. Anzi, se proprio vi va di discutere...fatelo...insomma...questo blog, come da tradizione, ama i commenti. Vedete un pò voi che potete fare...
 

Ella, Nina e le zucchine

NOW PLAYING: Linea 77, "66 Diabulus in musica"

La perfezione verde delle zucchine tagliate precise. Il profumo dell’olio che si scalda arriva dritto al cervello. A passo di tun cià tun cià tu tun cià, eco di Ella Fitzgerald e I’ve got you under my skin che sembra impossibile con quest’aria densa di caldo ma si insinua e scivola liscia via per la casa, tra le porte spalancate. Ancora un po’ di cipolla bianca, il coltello - manico bianco di plastica, il mio preferito – scende netto a colpi quasi di tacco sul tagliere di legno. Un suono che si sposa con la nota che segue precisa. Il coltello è quasi un fiato acuto in confronto alla voce di Nina Simone, fonda, nera, persa.

Mescolare, aggiungere un po’ di vino.

Questa musica non ha più battute, né spazi vuoti, e balla d’un tempo suo, proprio come è questo affettare, aggiustare di sale, mestolo di legno. Il cibo è un tempo mistico, che non ha fretta. Come non s’adatta ad un ritmo il senso di questo profumo di zucchine che si scaldano e cuociono e prende a girare ovunque, un profumo lineare, elementare, antico, semplice come una sera, questa sera d’estate.
Immensa casa di marmo, immensa solitudine in cui lo stare è quiete, stanchezza buona, riflessi dei pensieri (e anche di frasi abusate e abusatamente pseudo-poetiche)
Sottofondo di sfrigolio allegro, ch’altro non può essere. Son giusti giusti dieci minuti di gesti precisi, studiati, assolutamente necessari, in cui qualcosa si trasforma in altro. Effimera creazione che racconta al corpo, alle mani, agli occhi, una storia diversa dalle complicate vicissitudini del mondo di fuori. E’ il divenire di una materia, la trasformazione di una consistenza, un sapore che non si raccontano. Sono senza parole come una vecchia canzone in inglese. Sono come ci sta “66 diabulus in musica” - mtv, pause cd, + vol. col telecomando – tra le due signore del jazz di cui sopra. Preparare il cibo – perché cucinare è già qualcosa di più infinitamente complesso – è così. Un atto d’amore, una nota afona ma perfettamente compiuta nel suo suono saporoso di una giornata costruita e abitata da mille altre complicatissime cose.

Oh, è pronto. Di note, ingredienti, ci sarà certo occasione di riparlare. Ora son troppo presa a sorridere, ché è qui la sera che ho sognato da una vita…jazz, fornelli, una casa felicemente vuota e la mente ben aperta alla vita.

Bon apetit.


lunedì, 12 luglio 2004
 

Era una notte buia e tempestosa...

NOW PLAYING: Edoardo De Crescenzo, "Ancora" (in presa diretta da Marzullo)

‘spettate che accendo la sigaretta, eh!…Un attimo…ok, fatto. Bene.

Era una notte buia e tempestosa…

…era ieri notte…è vero a Roma non c’era tempesta, ma io avevo le finestre serrate e voi che cavolo ne sapete? Dunque, ERA UNA NOTTE BUIA E TEMPESTOSA…

dentro la tv, in una sera di luglio in cui il deserto mediatico s’era ormai arenato sui canali, spazzato solo dai venti delle pale del ventilatore. Che ieri sera non soffiavano perché erano spente. Perché tanto era già una notte buia e tempestosa. Considerando il mio passato di tele-dipendente e il totale senso di noia panica che solo una domenica sera può spararmi in vena, ieri sera alla fine mi sono arresa al telecomando incagliato su un filmetto dal gusto bell’e confezionato. Ah, sì, come mangiare al Mc Donald ogni tanto…certo, un bel piatto raffinato rende giustizia al gusto, ma un insano e raro Mc talvolta ti ridà il gusto d’una vita più…più easy. Rientro ordinata dalla divagazione culinaria, pronta a farvi gustare, così com’è successo a me, questo esilarante raccontino plastificato pronto alla cottura. Insomma…
era decisamente, irrimediabilmente, pateticamente una notte buia e tempestosa. Ovviamente, questa notte buia e tempestosa, se ne stava calata come una tenda su un’isola. E non poteve essere altrimenti. Ovviamente sull’isola c’era un’antica ed enorme ed enormemente signorile dimora in cui dimorava – mi sembra ovvio – un delizioso gruppetto di soggettini proprio niente male. Le premesse eran tali e tante che il filmetto della seconda serata ha così ottenuto tutta la mia attenzione: mi son messa svelta il pigiamino a righe, mi sono infilata nel lettino e ho spento tutte le luci, che così la notte tempestosa era proprio buia e faceva anche più paura. Ma torniamo al gruppetto di personaggioni del film:
a. la vecchia signora padrona di casa, un po’ mezza deboluccia/invalida
b. il figlio giovane/ bello/scapestrato/vizioso della suddetta signora
c. il figlio paciocco/timidone/sfigato e quattrocchi della sempre suddetta signora
d. la biondona ovviamente muta (e meno male) e ovviamente splendidissima
e. la cuoca tendente all’alcolizzato andante
f. la governante severa chignon/gonna grigia/dedizione secolare alla 'famigghia'
g. lo sceriffo, ovviamente
h. un altro paio di importantissimi e insostituibili soggetti che vagano per la casa con, ben in evidenza, la scritta “morto” in fronte
Quindi: in una notte buia e tempestosa, in una casa enorme dove improvvisamente e puntualmente e ovviamente salta il generatore della luce e saltano le linee telefoniche e si rompe il motore dell’unica barchetta del cavolo che allora è ovviamente impossibile andarsene da quell’isola, ovviamente lo sceriffo dice: almeno fino a domattina non ci si muove di qui. Ovviamente. E ovviamente poi succede che la casa scricchiola e se ne sta lì a scricchiolare tutta mal illuminata dalle candele accese che non si capisce dove cavolo ce l’avevano quella quantità industriale di lumini e candelieri che in fin dei conti di che se ne facevano della corrente elettrica che tanto la casa era illuminata a giorno tra i lampi di fuori, le candele appunto, e gli scintillanti capelli biondi della biondona. Ovviamente. In un colpo di mano dello sceneggiatore il film improvvisamente vira verso un’originalità sconcertante. Comincia a scapparci il morto. Poi due. E il fratello quello bello, ovviamente, per i momenti clou non c’ha mai un’alibi, o perché era ubriacarsi con la cuoca (che sarà pure bello ‘sto fratello, ma che vita da menagramo!) che non si ricorda niente - essendo lei iper-avvinazzata - o perché era a controllare quel cavolo di generatore. Che poi io ho imparato cosa fosse un generatore a forza di vedere quelli che gli è “saltato un fusibile” in settemila film. Ma cambiare marca di generatori no, eh? Soprassediamo. Ovviamente l’acutissimissimo sceriffo inizia a sospettare del fratello bello, mentre quello sfigato, tanto sfigato non è perché comincia a fare il cascamorto con la biondona che è muta. E si sa, chi tace acconsente. Ma torniamo all’arguto sceriffo, personaggio d’una levatura degna del compianto Sherlock Holmes: ora, questo essere d’intelligenza superiore, dopo aver fatto la predica all’allegra compagnia che “mi raccomando nessuno di voi se ne vada in giro per la casa da solo e tanto meno abbandoni questa sicurissima stanza”, piglia tutto il suo acume sotto braccio e lo accompagna a fare un sopralluogo nella stanza del fratellobello. Da qui hanno inizio inquadrature oltremodo inquietanti in soggettiva in cui un non meglio identificato sguardo osserva furtivo lo sceriffo. Il quale, siccome ha un forte senso del dovere, non dimentica mai di essere tanto intelligente e comincia a vagare per passaggi e porte segrete del palazzo scricchiolante. Secondo il vostro modestissimo parere, quale inimmaginabile sorte può toccare all’amato sceriffo? Va bene: muore lui e un’altra a ruota, strangolata da mano rigorosamente guantata di nero pelle. Scatta il panico e i personaggi, essendo loro tutti, senza esclusione, terribilmente intelligenti, si scelgono a caso un corridoio deserto in cui camminare da soli con una sola cavolo di candela in mano. Candela che sta sempre innegabilmente per spengersi non foss’altro che per tutti quegli spifferi che fanno scricchiolare la casa come se fosse ‘na vecchia reumatica. E s’incomincia a vedere anche l’assassino che corre e rincorre a destra e a manca, con tuta da black block d’ordinanza, perché per fare certe cose, anche un giallo scrauso, ci sono dei canoni da rispettare. E tutti che si mettono a urlare “E’ Bobby! E’ Bobby!”, anche mentre lottano corpo a corpo con “Bobby l’assassino”, come se quello soffrisse d’amnesia e non si ricordasse come si chiama. Che poi a questo punto ti viene a te il dubbio d’avere l’amnesia, perché lì per lì dici: “Capperi! Che colpo di scena! L’assassino è BOBBY!”. E subito dopo: “No, ‘spetta n’attimo….Ma …chi cavolo è 'sto Bobby?”. E ovviamente non è dato saperlo finchè Bobby non si sfracella, scaraventato dal torrione più alto della casa signorile, che a quel punto è morto e ci si sente sollevati dal peso della nostra ignoranza...non resta che dire che "era tanto un bravo ragazzo" e la vita va avanti. E poi, siccome un contentino non si rifiuta mai a nessuno, a te, che t’eri fatto due calcoli, e il fratello beone t’era troppo simpatico e il fratello sfigato era troppo poco sfigato e la mamma era troppo paralitica e la muta troppo bionda e la cuoca sempre troppo sbronza e il maggiordomo – che è sempre colpa sua - non c’era, sicchè…Eureka… non poteva che essere la governante impeccabile la criminale /pazza/folle assassina e bam! Eccola lì, che aveva tramato per tutto il tempo di quella notte buia e tempestosa, perché da da da daaaaaaaaaan lei era la madre del fratello sfigato e andava in giro ad ammazzare la gente per incolpare il figlio bello in modo che fosse il suo ad ereditare. Qui ti rendi effettivamente conto che t’hanno proprio fregato perché lo sceneggiatore ha usato il più bastardo e vigliacco dei finali con l’assassino che è uno che non s’è quasi mai visto e per non farti sentire totalmente un cretino, per esserti messo davanti alla tv a ridere degli scricchiolii della casa, c’ha impolpettato anche il drammone familiare con la governante insospettabile che c’aveva una relazione con il marito della signora ricca e vecchia (che sennò fino a questo punto non s’era capito che cavolo ci stava a fare in questo film). Tanto per non lasciare dubbi su chi sia buono o cattivo, il finale è di quelli scintillanti: la governante muore e a nessuno gli dispiace, il fratello sfigato, che finora non s’era impegnato a fare granchè – tranne il mollicone con l’afona platinata – si becca almeno una pallottola. E a quel punto gli è sufficiente rantolare qualcosa e far finta d’essere in punto di morte. Al che, finalmente il vero colpo di genio: lei, ormai stracotta per lo sfigato (l’amore vince sempre…da da da daaaan), non può sopportare di vederselo morire così tra le braccia (tutti gli altri strangolati, sparati e via dicendo gli avevano fatto un baffo!) usa il telefono, e …miracolo PARLA. Dice a lui “Ti amo”, ma mica si sa se gliel’ha detto solo perché pensava che lo sfigato fosse in punto di morte, perché poi in fondo lui era uno sfigato e lei era una biondona e aveva pure riacquistato la parola, quindi non son tanto convinta che lo sfigato lo volesse ancora. Comunque sia, ormai in un’ora di film la notte era finita, aveva smesso di piovere, erano arrivati i soccorsi in elicottero e tutti vissero felici e contenti.

Ah, una trama avvincente , degna d’una notte di deriva. Ah dopo aver ripercorso l’intricato intreccio non ho più parole. Posso solo assaporare il gusto plasticoso d’una domenica sera in pieno cazzeggio. E la piacevole sensazione dell'elettroencefalogramma ovviamente piatto...Mmmmm fammi un po’ vedere che c’è in tv…



venerdì, 09 luglio 2004
 

In viaggio

NOW PLAYING (in my mind): Vasco Rossi, “Un senso”

“Voglio trovare un senso a questa sera
anche se questa sera un senso non ce l’ha
Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà…
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà”

Ovvero: del perché ho aperto il blog e poi mi son data alla macchia. Dal mio diario di viaggio…

Precauzioni d’utilizzo: si consiglia di considerare che, nella seguente “cronaca”, i personaggi, in particolare la protagonista, compaiono - diciamo così - “abbelliti del 150%” -, come sta scritto sotto alcune scene di Ranma…forse qualcuno ha presente..no??? Pazienza… Inoltre: “lei” sono io e “lui” è…è...uno…; tra parentesi quadre, flow of consciousness dei momenti in cui scribacchiavo in viaggio, quindi riflessioni “ex post”…ci si capirà qualcosa???

Palermo-Roma 8 luglio 2004

"Aeroporto Falcone e Borsellino”, ore 10:10. Il “viaggio perfetto” si avvia alla conclusione. E proprio sul traguardo si sfilaccia questa sua perfezione. Del resto, altrimenti non sarebbe un viaggio. Mi si spacca l’anima di questa lontananza che il tempo, più dei chilometri, mette già tra le ore sognate e finalmente vissute in questo giorno e ½ di eclissamento fuori dai luoghi che gli occhi sono abituati a vedere. L’avevo immaginato così da secoli: il volo con i colleghi – perfetta viaggiatrice in elegante total white - , l’arrivo su quest’isola che, per dire cosa ti incide dentro è meglio un silenzio di religione, perché altro sarebbe banale. L’arrivo in albergo, oziosa e appiccicosa nella hall, mentre lui – perfetto nella sua imperfezione di giovane rampante - mi manda sms dalla piscina: “Corri qua. Ti cambi in camera mia”. Sembra un romanzo di Harmony. Ovviamente, nel suddetto romanzo, la donna in carriera è terribilmente tentata...pausa…anzi no…dicevo che la splendida figliola in tailleur bianco, maglietta scollata, “pendagli agli orecchi” e sandali in blu/turchese coordinato…sì, ora pausa per l’imbarco (ore 10:27)…(ore 10:44) volo “AZ e qualcosa” , finalmente stavolta vicina al finestrino. Sull’ala c’è scritto “do not walk outside this area”, intelligente consiglio… ma torniamo alla signorina in cui brucia il fuoco della lotta tra senso del dovere e vedere lui. Fa una bianca apparizione sull’acqua blu di mezzogiorno: lei, semplice e candido riflesso, come l’elemento mancante in un panorama di vacanziero depliant. Lui, inderogabilmente e palesemente in costume [osservo, intanto, per un attimo il mare fuori dal finestrino, e mi accorgo che fa male, e che ficcare la testa in questa carta bianca è come una pillola che allevia lieve il dolore di partire, è come non essere mai arrivati e mai doversene andare]. A questo punto, nel romanzo suddetto, alla severa tenuta di lei, lei severa anche dentro [non posso non guardare fuori e raschiare col dito il fondo di questo barattolo di nostalgia che punge come questo picco acuto, che s’insinua in ogni visione qui a Palermo e che, per la mia planetaria ignoranza geografica, è per adesso senza nome…è un picco che buca il bianco di questo cielo con punte di un’aspro siciliano]. Non mi schiodo da lui in costume, forse troppo è lo shock [decollo] [e la terra e le sue propaggini si confondono con strisce frastagliate di nuvole, simili a rocce e gole]…appunto, dicevo, lo shock di un corpo visto. Perché in fondo io mi faccio sempre shockare da un corpo, dai corpi, dal corpo. E così è, a bordo piscina. Il tempo d’una elegante battuta in ritirata, giusta per conquistare – si saprà poi- il bamboccio-bagnino. Ritirata nella hall, ancora la camera non è pronta: i disagi dei comuni mortali viaggianti. Pranzo. E la perfezione s’intacca con tre macchioline fosforescenti sulla giacca immacolata. Panico e sconforto dentro (per la serie: “tutti i tuoi sforzi per fare la strafiga sono totalmente inutili…), fuori la mitica donna in carriera agisce con chirurgica decisione sull’ignobile patacca con acqua minerale prima e con mini saponetta ed energici sfregamenti poi. Ridotta alla ragione la fluorescenza, è l’ora di lavorare….Fotoclick, fotoclick, nella hall, la più amata dai colleghi – perché l’unica non ancora in età da “belle arti” come le altre – strattonata a destra e a manca per immortalare le belle compagnie dei viaggi di lavoro. Mi faccio rapire da lui e dal fido e inseparabile “one man show”, suo collega. Inizia il seminario e la nostra eroina passa il tempo a scarabocchiare appunti, sbirciare quelli di lui e, soprattutto, tirar su la maglietta troppo scollata o serrare la giacca per i motivi di cui sopra. E una donna strafiga queste cose proprio non le fa. L’ho detto io che non ci sono portata…non ho la stoffa. Tiramm’innanzi…alla fine della giornata ci son 5 minuti d’orologio per il cambio d’abito, prima d’uscire a cena. Me la cavo egregiamente con il perfetto (che lo dico a fare, ormai?) vestito rosso leggero a fiorellini, molto scollato, manco a dirlo. I colleghi fanno la ola. Uno – il caro “on man etc…” – mi radiografa come se guardasse una bella macchina e alla fine schiocca la sua “licenza da ben carrozzata”. Minaccio ritorsioni da parte del mio diletto padre. Lui ovviamente passa e non commenta: s’appiccica al telefono, anche a metà cena. Seguono due ore in cui sembra d’essere alla gita di parrrocchia da bimbi, con me che “nonostante tutti i calcoli di tempi e sguardi tattici” non riesco a sedermi “accanto a quel bambino che mi piace”; col tizio che racconta le barzellette al microfono del pullman e il capo che ormai si fa sane risate senza pietà. Con lui riesco a comunicare solo via sms – e siamo a 2 metri di distanza – e in un 160 caratteri di troppo, prendo il coraggio a due mani e scrivo che…non può pensare di andare a dormire a mezzanotte. Poi è un’attesa perché: il giro blindato sul pullman dentro Palermo – cattedrale, sms, teatro Massimo,controllo se è arrivato sms, palazzo di giustizia, la “vuccirìa”, la Zisa raccontate e rimbalzate al volo in stretti angoli di visione della città- insomma pare non finire mai. Intanto lui non ha risposto all’indecente di lei proposta. Albergo, colleghi che si dileguano nel sonno, uno freddato da lui e lei che si dicono stanchi mentre un baldo collega, dicesi Mr. Tango, già proponeva una nuotata notturna. Vabbè. Lei in camera, sms: “vieni a fare due chiacchiere?”. Viene a fare due chiacchiere. Segue notte di poco interesse ai fini della narrazione di viaggio, che poco ha a che fare con l’andare, se non nella misura della difficoltà di scegliere uno scenario plausibile in uno spazio che non domino – una stanza d’albergo – e che vede scene da film prima che lui arrivi, del tipo: io che giro come una trottola, “questa luce è troppo forte, questa troppo soffusa. Dove lo faccio sedere???? [scrittura traballante causa atterraggio, ore 11:55] no così no, sarebbe bello ci fosse un mare di pavimento vuoto e ghiaccio su cui stare, come abbiamo invocato insieme tante volte, ma in un albergo questo non si fa” (altra lezione di viaggio). Poi succede anche che, non appena arriva lui, spegne la luce “non equivoca” e accecante per cui avevo optato e va dritto all’abatjour, poi si butta sul letto e per 4 ore di chiacchiere sarà un attento studiare di goffmaniane distanze, lunghe ma sufficienti per notare che “hai i piedi piatti” e io che “a questo punto ti risparmio la fatica di farci caso e ti dico subito che ho le ginocchia storte”. ..Sbarco. Ore 21.12 del giorno di ritorno, dopo che …in piedi all’alba per farmi finalmente le tante sospirate due bracciate nella piscina dell’albergo. Finita la notte, finito tutto, finito il viaggio, solo stanchezza e una serena malinconia per il “viaggio perfetto”, diverso da come l’avevo sognato. Ma perfetto.















Thanks for flying with us.

















domenica, 04 luglio 2004
 

Premessa


NOW PLAYING: Planet funk, "Paraffine"


Iniziare senza una premessa non sarebbe logico. Sebbene io preveda che di logico, in tutto questo, ci sarà ben poco. Allora, come promesso, una bella premessa, senza ulteriori indugi.




PREMESSA

,dicevamo: ecco, premetto - e anche con una certa solennità - che, a differenza di quanto si potrebbe argutamente dedurre dalla frase nella sezione "about", io non fumo. Proprio così. Il motivo per cui non fumo lo spiegherò, se ne avrò voglia, più in là. Posso dire però che ho sempre avuto un'inspiegabile voglia di farlo. Del tipo: la gente, di notte, sogna di volare. Ecco: io sogno di aspirare voluttuosamente il fumo della tanto desiderata sigaretta. Sigaretta peraltro mai toccata in vita mia...la volta che più mi ci sono avvicinata ho reso inutilizzabile il pacchetto di Marlboro di un'amica perchè mi ero messa a fare le sculture...con le sigarette, s'intende. Tutta questa banalissima faccenda dice molto di me: su come si fa a desiderare tanto qualcosa che non si è mai provato, su come si fa a resistere ad una tentazione tanto forte, solo per una questione di principio, su come si fa a essere tanto incoerenti, su come si fa ad essere banalmente originali e sul come riuscirci a volte bene e a volte anche no. Ora: in questo angolino di mondo tenterò di inserirci un pò di cose che abbiano un senso. Ma, più probabilmente, ci saranno cose che di senso ne hanno poco. In fin dei conti il senso richiede di essere conservato per la "vita fuori". E per il resto, spazio al delirio...benvenuti...