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about Qualche verità...e qualche bugia...mentre mi fumo una sigaretta
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sound
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carta "Novecento",A.Baricco "L'idiota", F.Dostoevskij "Il profumo", P.Suskind "L'amore ai tempi del colera", G.Garcia Marquez "Cassandra", C.Wolf "Frammenti di un discorso amoroso", R.Barthes "L'insostenibile leggerezza dell'essere", M.Kundera "Il mito di Sisifo", A.Camus "Incontro d'amore in un paese in guerra", L.Sepulveda "City", A.Baricco "Narciso e Boccadoro", H.Hesse "L'onorevole scolaro", J.Le Carrè "Il principe felice",O.Wilde "Il giardino segreto", F.H.Burnett "Dona Flor e i suoi due mariti", J.Amado "Sostiene Pereira", A.Tabucchi "Il maestro e Margherita", M.Bulgakov "L'arte di viaggiare", A. De Bottom "Il segreto di Luca", I.Silone "E' stata una vertigine", M.Maggiani "Questa storia", A.Baricco "Fahrenheit 451", R.Bradbury "The prestige", C.Priest "Il pendolo di Foucault", U.Eco "I segreti di Londra", C.Augias
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martedì, 28 settembre 2004
NOW PLAYING: "se avete la pazienza di seguirmi", ve lo dico
Ne ho cercate tante di notti come questa. E ora d’improvviso la ritrovo dentro un cd sgangherato di tango argentino. Sgangherato perché se ne stava sullo scaffale del negozio come a dire: “Eccomi qua, io, l’indispensabile antologia di tutti i must tanghéri”. Costava poco…il che lo rendeva terribilmente attraente; era lì, nella sua copertina scialba, promessa di una conoscenza onnicomprensiva di quel cancro di danza che ti morde dentro e, se la sai portare, non ti lascia più. Mi son lasciata “as-sirenare” ed ecco che il cd è mezzo sghembo perché porta su solo assoli di chitarra e libertango – quello che mi aveva sbronzato in un filmetto di staserapercasosiballa proprio a Trastevere, che fa tanto lirismo – è un tango zoppo, senza quella fisarmonica che lo fa correre via come un treno di metallo nel suo senso pieno. Così fino all’undicesimo, dodicesimo ascolto. Poi ci trovi una completezza tutta sua, in questo cd tànghero , che t’ha preso il portafogli a tradimento. Che però in una delle prime sere d’autunno – che neanche me n’ero accorta se non lo diceva la tivvù – ti risbuca così d’improvviso e d’improvviso una milonga ti pare una cosa terribilmente sensata. Cerco e ricerco nella testa la spiegazione di cosa fosse la milonga, ma mi si rincalca in testa solo un’immagine: Pippo Baudo e Claudia Koll che ballano, giusto giusto una milonga, ad un festival di Sanremo. Dio quanta spazzatura mi scorrazza per la tele-testa. Ma tanto la milonga con colpo di tacco, gesto deciso, segnato nell’aria preciso, scalcia via la poco romantica tele-memoria e recupera un languore che stona stagliandosi sul luccichio della tv ancora accesa, acquario senza volume da un po’. Anche a volerla spegnere, lo scettro-telecomando s’è nascosto chissà dove tra le pieghe del letto. Eccolo. Fine delle trasmissioni. Ora è solo il suono serio di una figura serrata, che si incastona – il suono si incastona sempre, s’incastra sempre da qualche parte, vieta immagine – sì, si incastona nell’armadio spalancato tra il completo pesante di tweed e il vestito rossoleggero che sarebbe perfetto per ballare un tango. Chissà…forse il tango l’ho comprato a due soldi per costruirmi il mio proscenio danzante e modesto su cui ballare un tango mio, solo per soffiar vita in un’occasione PERFETTA per indossare quest’abito. Che poi quest’anno non l’ho messo poi tanto, visto che l’estate non è stata troppo calda. E invece questo è un vestito da metter quando si avrebbe voglia di restare nudi. Un vestito da buttar giù le spalline lente, che poi nessuno l’ha mai fatto o lo farà. Un vestito di gioia a fiorellini apparente, perché comprato in un pomeriggio che potrebbe essere benissimo un pomeriggio da tango: triste, caldo, con dentro una voglia di riscatto da un amore che poi però in fondo in fondo…ah, se solo lui mi vedesse con questo vestito, sì, allora sì, che cambierebbe idea e mi amerebbe di nuovo e sarebbe finalmente sicuro di amarmi. Perché non si capisce come, ma è sempre qualcun altro a prendersi il carico di farti capire quanto lo ami. E allora, lì sarebbe stato il mio vestito, di poco discosto dal corpo solo grazie ad una brezza di serale estate – momentaneo respiro in una stagione d’apnea – a caricarsi del grave compito di dirgli che innegabilmente, inevitabilmente, incoscientemente, lui mi amava. Ormai che importa. Resta il tango poi. Come una corsa che ora sì, va anche senza fisarmonica – libertango – va solo con l’assolo di chitarra, ma andrebbe lontano anche senza musica, ne sono certa. E scusatemi se sono finita al romanticismo mielato, dacchè ero partita da sensuali spalline dolcemente scese. E’ così il tango: violenta e fa l’amore, succhia via il fiato e porta vento tra le pieghe del sé, scatta d’un impatto rappreso e si slega lasciando senza meta i lembi d’un abito che racconta una sera sognata. Una sera che non c’è stata mai, nitida come certi ricordi di dettagli inutili. Futilità. Solo il tango, resta.
venerdì, 24 settembre 2004
NOW PLAYING: Pino Daniele, "Dejà-Vu"
Mi mantengo fedele alla mia politica di non ormeggiare qui inutili sproloqui verbali su eventi vitali di nessuna evidenza. Respiro spesso qui, in silenzio, senza arabeschi paroleschi attualmente altrove richiesti. Poche cose semplici in testa, rara onda di chiudere gli occhi e tuffarsi un attimo a vivere fuori. Poi torno. Presto. Frattanto la sete di segni sul bianco di una pagina si caracolla inaspettata sul display blu di 160 caratteri...
Desiderata:
cioccolata e vedere un concerto dei Subsonica,
leggere mille libri e dormire,
ballare e piangere per l'emozione,
fare un viaggio,
scrivere qualcosa di bello e vero, anche solo per me. Ed è solo un assaggio. Facile, no?
Come dire: desidero moltissime cose,
ne sogno poche ma importanti,
ne ho molte più di quante io possa veramente apprezzarne.
Già. Facile. Desiderata.
sabato, 11 settembre 2004
NOW PLAYING: un pò di silenzio, per favore
Odore di caffè. Mi alzo presto. Oggi ho l’esame. Ma va dritta al cervello l’ansia di lui che ormai non c’è. Cresce dentro la rabbia di aver perso tutto. Mi preparo. Davanti allo specchio provo a mettere su un volto di convincente serenità, sufficiente a non dimostrare al professore che sono terrorizzata. In realtà la paura è già in me, ma poco ha a che vedere con il libro che non sono riuscita a leggere per intero e quei concetti che proprio non mi si fissano in mente. Fuori dalla porta all’università aspetto che il prof chiami il mio nome. E’ un attimo. Un attimo che mi rendo conto di pensare ancora a lui, che in questi giorni mi frantuma l’anima a colpi di lontananza e banalità. Penso a lui, cinque secondi prima di sedermi e cominciare a rispondere a domande che neanche sento. Passano ancora due secondi in cui è tutto lento e interminabile. Due secondi in cui decido che non gli permetterò di rovinare anche questo. Due secondi in cui decido che stasera lo chiamo e gli dico che è finita: dolce eutanasia di un amore che non esiste. 30 e lode. Mezzo sorriso. Mi alzo e me ne vado. Non sono felice. Il vero esame è stasera, quando finisce tutto.
Che un giorno poi, proprio oggi, la Storia ci sfonda la porta di casa. Ci ficca dentro l’odore di sangue. E F. mi chiama e dice: “Accendi la tv”. E la tv resta accesa per ore, fino a notte fonda. La prima cosa che mi viene in mente è che vorrei stare dentro una redazione, in questo momento. Ma i miei pensieri si interrompono ancora, disturbati ancora da quell’odore persistente. E’ odore di paura, di carne bruciata, di lacrime, di nausea, di istupidito stupore. Sono le dieci di sera e davanti alla tv da cui si aspetta la Verità non detta, compare anche un pacchetto di patatine, per spezzare la fame, si sa. Lui lo lascerò domani. Pensavo che il mondo fosse già crollato ora che finisco con questo amore. E ora mi accorgo che era solo il mio piccolo inutile universo ad essere andato a fuoco. Me ne accorgo perché il mondo, quello vero, è in fiamme sul serio, si vede alla tele. L’odore si spande nella casa: è odore di un brivido lungo la schiena, ogni volta che un aereo vola troppo basso; è odore di giorni con sotto sempre un’ansia leggera d’insicurezza; è odore di guardarsi negli occhi e chiedersi chi siano le persone che prendono con te l’autobus ogni mattina; è un odore che quando vedi King Kong che cade giù dal grattacielo, tu vedi cadere insieme fogli di carta a migliaia. E corpi. Cadere. E’ odore della follia più umana. E’ odore di questo giorno. Del mio 11 settembre 2001.
sabato, 04 settembre 2004
NOW PLAYING: Limpbizkit, “Behind blue eyes”
Che cosa resta:
1. trovato il coraggio di comprare l’anellino d’argento da portare al pollice. Quanto di più alternativo io potrò mai indossare
2. trovato il segnapunti della storia in questione: 1 a 1 palla al centro, perché ognuno regala e riceve ciò di cui ha più bisogno nella frazione di vita che dura una sera
3. trovato il coraggio di leggere “Siddartha” dopo che l’avevo mollato su uno scaffale per ripicca verso il regalo di un’amicizia finita
4. trovato qualcuno con cui parlare dell’ultima canzone del primo cd dei Subsonica. E dire che sì, l’alienazione nicotinica è una religione che ha trovato il suo peana
5. trovato il segreto meccanismo – segreto lo è tuttora, nonostante l’evento esperienziale in questione – che regola il pagamento sentimentale di un bacio: per una volta passo dalla cassa senza dover versare il tributo di attese e rimpianti. Ho un bonus e me ne vado con in tasca un volto vicino a costo zero
6. trovato il coraggio di portare le fasce per capelli. Danno un’aria “no global” e al diavolo le orecchie leggermente a sventola (ho detto: leggermente)
7. trovato uno specchio in cui qualcuno si dice che “sono un tipo strano e pochi sono quelli con cui posso essere veramente me stesso” e ricordare d’averlo detto mille volte e vedersi solo adesso, in tutta la matura ingenuità che tale affermazione comporta
8. trovato un altro senso a “Il cielo su Torino”, perché è la sua preferita
9. trovato il sorriso breve nel constatare che riesce benissimo a sostenere una conversazione per più di dieci minuti. E il sorriso si allarga di fronte alla disarmante evidenza che, per una sera, questo sfoggio di prezioso intelletto potrebbe essere, anzi è, totalmente superfluo
10. trovato l’aneddoto da raccontare ai nipoti quando sarò vecchia (e ora alle amiche incredule): “Lo confesso, da giovane ho baciato un ragazzo col piercing sulla lingua. Allora ero davvero una scapestrata trasgressiva”
11. trovato il fascino di un’atmosfera di estraneità notturna, lontana dai soliti percorsi mentali ed emotivi
12. trovato il grado di autostima sufficiente a portarlo al punto in cui ti scrive: “Voglio vedere te”. Senza che la coscienza si svegli e scenda in piazza a rivendicare il rispetto dei sentimenti altrui. Al diavolo la melassa.
13. trovato un primo appuntamento dopo essersi già vissuti un po’ e scoprire che no, non c’era altra vita da scambiarsi, non altre strade comuni. Senza che questo comporti il minimo dolore.
E’ questo che resta dopo una temporanea amnistia dagli affanni di cuore, improvvisa grazia concessa da mente e coronarie che se n’erano andati in ferie insieme, almeno una volta nella vita. Solo una volta nella vita. E’ questo che resta di un flirt estivo arrivato quando ero già troppo vecchia anche solo per ridere all’idea di potermene mai concedere uno. Eccoli là sopra, i segni che restano impressi; gli unici, meravigliosi, indelebili, perfetti segni dell’incrinatura nella mia monolitica pretesa di totale controllo emotivo. Non sono troppo tentata di sfidare ancora la sorte che per una volta ha deciso di incidere ricordi, ricucendo bene, senza lasciare cicatrici. Non è questa la prassi ed io lo so. Ma per un attimo ho scippato per me una felicità che non si paga. C’è più gusto. Proprio perché è solo il cedimento di un paio d’ore nella vita, prima di tornare alle canoniche e ottocentesche tensioni verso l’Oggetto di Amore. Bello per una sera non raccontarsi queste balle. E vivere un pò.
Un caldo ringraziamento a Indy.
P.s.C’era forse un momento più giusto, per scrivere questo post. Prima di oggi che sbatto di nuovo contro pareti di insulsi, veri sentimenti. Ma non prima che fosse maturata la lista di cui sopra: non credo sia un’illusione pensare di essere riuscita a scrivere incontaminate le tracce di ciò che è accaduto.
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