NOW PLAYING: Motel connection, "Lost"
Ed eccolo qua, il post che è stato pubblicato su sacripante!, rivista letteraria on line. Non c'è che dire...son cose...peraltro ho avuto l'occasione per scrivere qualcosa che mi frullava per la testa da tempo...ma bando alle ciance e, come si dice nella scherma..."à vous"!
Sono uguali. E diversi insieme.
In lontani incontri si sono sfuggiti con sguardi affascinati.
Lui se la guardava con gli occhi, allora. Lei faceva la vaga con un distratto sfiorargli le guance e il cammino.
Si può dire che lei l’abbia preso per le orecchie. Oggi lui si riempie di traiettorie di suono ovunque, non è mai abbastanza. E lei in questo non manca mai. Può essere stato all’angolo di qualche strada, fuori dalle finestre di qualche casa dove qualcuno suonava un piano, di certo in qualche piazza un po’ nascosta, dove lui andava, sismografo dei segni scanditi dai sanpietrini. Lui a volte è stato male per quella musica che lei gli faceva sentire. E’ che suonava troppo forte per il suo battito, troppo a tempo con certi asincroni di cuore.
Così ormai dura da anni.
Lei soffia addosso odore di gelsomino immaginario – che gelsomini d’intorno non ce ne sono – a primavera. Lui l’avverte nelle notti fonde e poi si lascia ad asciugare di mattina troppo presto.
D’inverno lei è sempre più lunatica. Si spacca di giorni gelidi. Allora diventa più bella, spacciando negli angoli più reconditi un giallo che scalda finto, mentre tutto pare così fermo che a lui sembra di muoversi solo, in mezzo all’artica routine di gente d’ordinanza. Lui, tra quelli che corrifafreddo, trova la calma indiana di un giorno con una preghiera dentro.
Lei si fa più dolce e succede che una mattina, andando a lavoro, gli accarezza di sbieco una mano, trovandola in mezzo a tante su un autobus, respirando di una luce morbida e che non riempie troppo come l’aria di quelli che hanno fiato lì dentro.
Può capitare di incontrarla, lì. Lui questo lo sa: talvolta i corpi che la camminano e la abitano, stretti contro un giorno da sottozero quasi non dispiacciono al contatto. Sono loro che lo hanno liberato, in fondo. Rendendolo sconosciuto in mezzo alle strade, alle fermate, alle mappe e ai mille dove che non sa.
Ma se lei si mette quel vestito e gli inscena un cielo giallocra carico d’acqua che non cadrà, allora lui fa presto a sporcarsi l’orlo dei pensieri con un lieve bruciare d’angoscia che non si spiega. Allora lui si fa pesante dalla testa in giù e tenta di ingoiare un po’ di felicità, per gonfiare la voce “entrate di giorni sereni” in chiusura della contabilità di fine mese.
Si fa scontrosa lei, gli incasina i vestiti e le scelte e lo lascia qualche giorno così, che neanche sotto la doccia bollente riesce a sentirsi bene: a disagio e spaesato dietro la tendina di plastica con tutti quei centimetri di pelle da strofinare, a schiumare e asciugare le gambe, la pancia e il senso della giornata appena finita.
Si rincontrano sempre: lui ritrova la quiete al buio, che lei gli mette su una pioggia di quelle che sono una cosa seria, che scroscia e lava per tutta la notte. Stremato lui sta in silenzio a sentirla parlare di cose che solo lei – così aerea e grande – può aver visto, un po’ come la luna. In realtà non si parlano mai di parole. Si ascoltano ascoltarsi. Ecco perché tra loro non finisce mai.
Tra poco sarà di nuovo estate. Cominceranno a danzare e sarà lei a scegliere i passi, a scandire il ritmo sul suo asfalto ancora fresco, la mattina a luglio. Lui si lascerà scolpire ancora di un senso che già conosce, affioreranno più nette le sue linee e qualcosa cambierà anche lassù in alto verso la mente, più contorni ci saranno nelle idee, luce sui percorsi che l’anima già sa, senza i nomi delle vie, senza vedere “allaprossimagirareadestra”, senza volti da studiare da sorridere da girarsi di là.
Per qualche alba a settimana lui le concede di dettare le sue leggi, di scorrere rasente i muri senza pensare, di segnargli come con la bacchetta d’un maestro d’orchestra i suoni dei piedi, del respiro e degli occhi. Lungo la sua corsa.
Sono così: capita che piovano insieme, grondando vita dai capelli troppo lunghi. Capita che passeggino l’uno dentro l’altra scambiandosi qualche improvviso mutismo. Capita di pensare che addirittura si amino.
Sono uguali. E diversi insieme.
Lui, il mio corpo. Lei, la Città.
Machissenefrega™ e Sic!™ presentano:
PAGHI UNO E PRENDI DUE
Ping pong cerebro-verbale tra Ataru e Noeyalin
NOW PLAYING
&
on the air: Piano Magic, “Saint Marie”
Uno dei post più studiati, rimuginati, curati. Ovviamente dal cervello ormai a ranghi ridotti che mi ritrovo. Però vabbè, era tanto che si diceva di fare questo mega-scoop. Beccatevi l’“interessantissima” intervista doppia, rimpallata tra me e Quella blogstar…
1. Beh?
Noeyalin: Muuuu
Ataru: Fa la pecora.
2. Davanti all’altro ti trattieni a stento dal ridergli in faccia quando…
Noeyalin: Cita gli altri blogger...pronunciandone il nick in modo totalmente diverso da come li pronuncio io (e non se n’è mai accorto!!! so’ ‘na gorpe!!!)
Ataru: quando rovescia il caffè, è una costante. O quando perde il telecomando. Il fatto è che non mi trattengo.
3. Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?
Noeyalin: E’ mezzo. Che domanda scema.
Ataru: mezzo
4. Dacci un saggio della tua follia.
Noeyalin: La mattina devo rigorosamente prima zuccherare il caffè e dopo stendere la marmellata sulle fette biscottate. Se dovessi prima stendere la marmellata sporcherei il cucchiaino e non potrei usarlo nella zuccheriera. Dovrei prenderne un altro. Così dovrei lavarne due alla fine. Quando si dice: economia domestica.
Ataru: Un saggio? E dove lo trovo io? Devo andare a prenderlo in una caverna? Ma deve essere un vecchio?
5. La suoneria del cellulare dell’altro è…
Noeyalin: Quella dei messaggi è quella del “tg1 storia” la mattina alle 8 e mezzo
Ataru: ossessionante
6. Sei solo in una stanza. Con chi parli?
Noeyalin: La Noe, Nat e la Cerebro parlano amabilmente del tempo fumandosi qualche sigaretta
Ataru: A scelta. Me stesso o il primo oggetto che mi capita a tiro
7. C’era una volta…
Noeyalin: E adesso dov’è?
Ataru: se c’era una volta, c’era anche un arco
8. Dì una “fissa” dell’altro
Noeyalin: Quando deve andare al cinema per arrivare in orario parte un giorno prima.
Ataru: I tacchi e gli stivali in primis. Poi rosico perché ce ne sono altre, ma ora non mi vengono in mente e so già che mi verranno troppo tardi, con sua somma gioia…
9. Il nome del tuo alter ego preferito
Noeyalin: Hellen
Ataru: Io numero 2
10. Chi dei due dice più parolacce?
Noeyalin: Da quando gli ho impedito di dirle in mia presenza, io
Ataru: Senza dubbio io, che domande…lei non le dice
11. Almeno una domanda seria: penna o tastiera?
Noeyalin: Finirò come l’asino di Buridano…
Ataru: Direi che dipende. Con la penna sono più pigro. Ma la trovo tremendamente più affascinante della tastiera
12. Puoi fare un colpo di stato per appropriarti di un blog altrui. Quale blog scegli?
Noeyalin: Avendo tempo forse il Daveblog. Molto ben fatto e ben condotto.
Ataru: La risposta è fin troppo facile: il suo, per riempirlo di post con parolacce annesse…altrimenti quello di Chinaski 77
perché scrive troppo bene e potrei fargli perdere qualche lettore
13. Dì il nome di uno dei tuoi lettori preferiti ( e qui si tratta di salvarne uno e perdersi tutti gli altri! E’ tassativamente escluso l’utilizzo della diplomazia.)
Noeyalin: Ehm…li amo tutti alla follia ma se devo sceglierne uno…il Militante (diciamo che faccio prevalere una questione affettiva…)
Ataru: Ok ok…tenterò di eliminare la mia mellifluità…dico Kappa perché lo stimo oltremodo. Non si offenda nessun altro eh! (slurp!)
14. Da grande vuoi fare…
Noeyalin: Tutto quello per cui ormai sono troppo grande e che da piccola non ho fatto
Ataru: quello che faccio ora, però possibilmente guadagnando un bel po’ di soldi in più
15. Quando vuoi fare colpo su qualcuno parli di…
Noeyalin: Di me. Cioè…voglio dire… del mio lavoro. Dei miei libri. Della mia musica. Sì…di me insomma…
Ataru: musica o cinema (sfoggio conoscenze impossibili)
16. Un libro che l’altro non ha sicuramente letto...
Noeyalin: “Resurrezione” di Tolstoj
Ataru: e che ne so, li legge tutti! Allora dico un libro che ho letto da piccolo (12-13 anni) che si chiama I draghi locopei di Ersilia Zamponi. E’ l’anagramma di giochi di parole, il che la dice lunga sul contenuto del libro (a proposito, sai che c’è la prefazione di Umberto Eco?)
17. Il libro che nessuno immagina tu abbia letto…
Noeyalin: “Immagina di essere una principessa” di Meg Clibbon. E’ un libro per bambini ma è stato il regalo per il mio 24esimo compleanno…E anche “Alcatraz” di Jack Folla/Diego Cugia
Ataru: senza alcun dubbio Se questo è un uomo di Primo Levi
18. Non andresti mai a un concerto di…
Noeyalin: Me stessa, per il resto tutto fa brodo…
Ataru: uuuh quanti ce ne sono! Diciamo Gigi D’Alessio
19. Stai dormendo?
Noeyalin: Magari.
Ataru: Può darsi che non me ne sia accorto
20. Allora sei sveglio!
Noeyalin: Non esattamente.
Ataru: Vedi sopra
21. Sui blog chi dei due ne sa di più?
Noeyalin: Lui sa tutto di tutti. E’ un po’ la portinaia del condominio blogosferico. Io li sto studiando. (Graaande sfoggio eh?)
Ataru: Dipende. Se parliamo di pettegolezzi e blog frivoli, certamente io. Se parliamo della parte pallosa tra virgolette (quella sulle tecniche di comunicazione), allora lei
22. Se l’altro fosse una città sarebbe…
Noeyalin: Roma. Non potrei dirne un’altra.
Ataru: così a pelle, mi viene in mente Vienna. Che poi le sue caratteristiche somatiche non sono propriamente austriache…
23. Se l’altro fosse una musica sarebbe?
Noeyalin: Una di quelle con suoni fastidiosi, ripetitivi e strambi. Lui lo chiama Indie…
Ataru: Un waltzer (non a caso)
24. Se tu fossi una musica saresti…
Noeyalin: “Quando non sai cos’è…allora è jazz!”
Ataru: Un suono di tastiera elettronica marcatamente anni 80
25. Uno dei suoi lettori che gli invidi…
Noeyalin: Molti di quelli suoi “fighi” ormai ce li ho anche io…(gongolo)
Ataru: Confesso la verità, quando ho visto da lei un commento del signor Effe (quello di Herzog), ho collassato.
26. Mi sono stufato (io, Entità domandante amorfa) di fare domande…
Noeyalin: Quindi ti levi dai cosiddetti! Alleluja…non se ne può più!
Ataru: Caro signor entità amorfa, cosa dirle? Vada, vada pure…
27. Via levatevi di qui. Dite ciao…
Noeyalin: Aurevoir!
Ataru: ah allora andiamo via noi? ciao! (Con voce stridula tipo i tre della Gialappa’s quando salutano)
28. Ah, ‘spe…questa fatemela che di sicuro vi viene bene: dite una bella parola.
Noeyalin: Squinternata
Ataru: Angostura. Senti che bella parola?