Sic!

   "posto tra parentesi dopo una parola o frase assicura che è scritto proprio così nell'originale, rilevando l'Errore o la Stranezza"

 



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Distorsioni a quattro mani
about
Qualche verità...e qualche bugia...mentre mi fumo una sigaretta
sound
"Strade", Subsonica
"Zeta reticoli", Meganoidi
"I've got you under my skin", F.Sinatra
"Bring me to life", Evanescence
"L'uomo più furbo del mondo", M.Gazzè
"The end", Linkin' Park
"Scar Tissue", Red hot chili peppers
"Jesus to a child", G. Michael
"The drugs don't work", B. Harper
"High speed", Coldplay
"Goodnight lovers", Depeche Mode
"Angel", Aerosmith
"I want to break free", Queen
"Wake me up when september ends", Green Day
"Incantevole", Subsonica
"Like a stone", Audioslave
"Ogni mio istante", Negramaro
"Pure morning", Placebo
"Dentro qui", P.Laquidara
"Walk on by", D.Warwick
"Salvo", Neffa
"Una luce", Pacifico
"Fragile", Sting
"Somebody told me", The Killers
"You look so fine", Garbage
"Casa Lumière", S.Cammariere
"Ad occhi chiusi", La Crus feat. C.Donà
"I miss you", Incubus
"Sing for absolution", Muse
"Uomo contorto", Cinemavolta
"Concepts", Terranova
"Close to you", Chimera
"Cubicle", Rinocerose
"Again", Archive
visioni
"La venticinquesima ora", S. Lee
"La leggenda del pianista sull'Oceano", G. Tornatore
"Casablanca", M. Curtiz
"Moulin Rouge", B.Luhrmann
"Tutto può succedere", N. Meyers
"Amleto", F.Zeffirelli
"Batman", T.Burton
"L'uomo senza volto", M.Gibson
"The man who cried", S.Potter
"Matrix", A. e L. Wachowsy
"Nicotina", H.Rodriguez
"Molto rumore per nulla", K. Branagh
"Se mi lasci ti cancello", M.Gondry
"Speed", J. de Bont
"Luce dei miei occhi", G.Piccioni
"I soliti sospetti", B.Singer
"Primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera", Kim Ki Duk
"Sideways", A.Payne
"Braveheart", M.Gibson
"Lemony Snicket- Una serie di sfortunati eventi", B.Silberling
"Gli intoccabili", B.De Palma
"I heart huckabees", D.Russell
"Good night and good luck", G.Clooney
"La cura del gorilla", C.A.Sigon
"Reinas, M.Gomez Pereira
"The prestige", C.Nolan
carta
"Novecento",A.Baricco
"L'idiota", F.Dostoevskij
"Il profumo", P.Suskind
"L'amore ai tempi del colera", G.Garcia Marquez
"Cassandra", C.Wolf
"Frammenti di un discorso amoroso", R.Barthes
"L'insostenibile leggerezza dell'essere", M.Kundera
"Il mito di Sisifo", A.Camus
"Incontro d'amore in un paese in guerra", L.Sepulveda
"City", A.Baricco
"Narciso e Boccadoro", H.Hesse
"L'onorevole scolaro", J.Le Carrè
"Il principe felice",O.Wilde
"Il giardino segreto", F.H.Burnett
"Dona Flor e i suoi due mariti", J.Amado
"Sostiene Pereira", A.Tabucchi
"Il maestro e Margherita", M.Bulgakov
"L'arte di viaggiare", A. De Bottom
"Il segreto di Luca", I.Silone
"E' stata una vertigine", M.Maggiani
"Questa storia", A.Baricco
"Fahrenheit 451", R.Bradbury
"The prestige", C.Priest
"Il pendolo di Foucault", U.Eco
"I segreti di Londra", C.Augias
sul comodino

"The Shakespeare secret", J.L. Carrell
"Memoria delle mie puttane tristi", G. Garcia Marquez
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martedì, 25 luglio 2006
 

Ancora

NOW PLAYING: Neffa, "Il mondo nuovo"


Tanto lo so, che è l’abissale differenza tra noi ad avvicinarci, implacabile.



Quando ho saputo che ti avrei incontrata m’è partito il cuore. Mentre scendevo in ascensore e sapevo che eri sotto casa ad aspettare ridevo di emozione nello specchio. Poi parlavo parlavo, per non sentire il rumore impazzito dentro. Un timore reverenziale nel guardarti. Dopo è stata tutta un’altra storia. Delle mie mani strette a sangue per non cadere, di ogni muscolo di me ad assecondare la volontà assoluta della tua velocità. Del respiro compattato di un miscuglio di adrenalina e terrore che gocciola via dalle spalle indietro a 110 all’ora. La mia testa riflessa immobile nella corsa, nel lucido nero delle tue linee: come un videogioco. Imparare i pezzi di te, i tuoi sensi e la bellezza dei tuoi punti deboli. La tua debolezza sono io, così attonita e troppo esile, ma scusa se non posso ricacciare indietro la tentazione di sceglierti, accarezzare per un attimo l’idea che tu scelga proprio me. Tu non ascolti, non t’importa, detti i tempi e a me non resta che tenere il diario di bordo: velocità da crociera per qualche metro ma poi basta giocare. Io in cima al mondo, quando fai sul serio. Chiudo gli occhi un po’ ma è meglio aperti: ti sento lo stesso, al buio, ma la verità è che i tuoi passi voglio guardarli, immaginare quelli che vengono dopo, respirarli in mezzo al tuo suonomusica. Sei come un luogo bellissimo, sei tutti i luoghi, perché ovunque porti il tuo fascino così nero e tattile, di pelle e carena, di respiro meccanico. Sei il dove più vero, fatto di segni su mappe senza una x su un qualche punto d’arrivo. Sei tutte le canzoni scelte con cura per fare il cd on the road, sei le strade che non conosco, quelle da guidare forte, sei il talento di un muoversi lineare quando serve e di un ritmo più veloce e scientifico, quando serve. Sei una sera che non m’importa niente, sei stata tante sere che pensavo m’importasse di cose da cui mi allontanavi, al volo, nei pensieri. Sei tutte le sere che vorrei con te. Ma di questo, ne parliamo la prossima volta.



Abbiate pazienza…è sempre colpa sua.







lunedì, 10 luglio 2006
 

Epperò il pallone d'oro a Zidan no, eh!

NOW PLAYING: White stripes, "Seven nation army"


Stamani è come stare al lavoro il giorno dopo che ti sei laureato. O sposato. O che so io. Qualche altra gioia di quelle belle belle insomma. Ho sonno. Ho dormito solo un’ora. Mi tocca pure passare in rassegna i quotidiani, saltando gli svolazzi poetici di giornalisti sportivi che lo sognavano da una vita, di poter scrivere articoli così. E’ che non voglio altre emozioni impresse sulle mie. E’ che alla tenera età di 25 anni ho il mio mondiale memorabile da tenermi stretto, da raccontare con voce traballante a 80 anni, rompendo i cosiddetti ai giovini di turno, come hanno fatto con me con l’ottantadue. Altro che vittoria che unisce il Paese, come dice Napolitano. Il vero miracolo vivente di questi mondiali vinti sono io. Che notoriamente riesco a trascorrere 90 minuti di calcio e anche i supplementari davanti allo schermo, senza vedere niente, senza neanche accorgermi se fanno goal. Che trovo urticante il sottofondo monotono della voce dei telecronisti e unito al rumoreggiare delle tifoserie è roba che mi manda al manicomio dopo dieci minuti. E dopo mezz’ora dall’inizio della partita posso non aver ancora capito qual è la nostra porta. Non parliamo di fuorigioco, era rigore non era rigore, quarto uomo, come cavolo fanno a schivare l’arbitro che sta sempre tra i piedi: per me questi sono misteri della fede calcistica. E io sono atea. Ho litigato, per questi mondiali, perché non capisco la gente che non lavora, che ferma il mondo per vedere una partita. Ho pregato che il mese d’agonia calcistica passasse in fretta, ho costretto uno dei miei capi a lavorare con me nonostante le vibrate proteste perché “tra 5 minuti c’è il fischio d’inizio”. Io queste cose non le capirò mai. Però però. In fin dei conti questo è il mondiale che ricorderò, come un carnevale in cui le regole vengono totalmente sovvertite: quello che mi guardo la partita anche se sono da sola (senza, quindi, esserci costretta), quella che oggi ho i nervi a fior di pelle e sfascerei il mondo però dopo la partita – vinta – mi sento decisamente meglio. E’ stato un mondiale strano, quello che più ho seguito, che ha segnato le giornate di quest’ultimo mese: la prima partita imposta dalla dolce metà, un’altra vista a letto malata, un’altra commentata con il mio insegnante d’inglese, un’altra a casa con tutta la famiglia davanti alla tv, che qui ormai siamo sparsi in tutta Italia e ci si vede solo a Natale e mio padre “ha fatto du’ tiri che nemmeno ‘r maiale” e mia mamma “ah certo che però gli avversari almeno un goal dovrebbero farlo, almeno si consolano” e mio fratello, che per il mio sex appeal da serata calcistica, mi paragona a Taribo West e io poi devo chiedere lumi su quanto sia brutto ‘sto tizio. Poi c’è stata quella per cui ho dato buca ad un amico alla disperata ricerca di qualcuno che non dovesse vedere quegli undici cretini che rincorrono un pallone. Quella con il gelato, la Gialappa’s e la coinquilina, solitamente arroccata in camera sua, addivanata a fumare e ben poco socievole. Poi c’è stato ieri, che ho cominciato a correre alle 10 di mattina, nonostante fossi distrutta dalla stanchezza, per fare le pulizie e cucinare, che a casa mia – quella casa di questa vita da eterna studentessa fuori sede – una festa non s’era mai fatta, non una così, con la coinquilina iperattiva e socievole in maniera quasi preoccupante. E allora fai un tir di pasta fredda, passa l’aspirapolvere, cambia tutta la disposizione dei mobili e prova se dal letto e dal divano la tv si vede bene, butta i vecchi giornali accumulati in tutto l’inverno e vai al Todis a comprare vagoni di snack, riempiendo uno zaino che quasi mi fa traballare sul mio povero motorino, vessato da ogni sorta di sfiga, ma impavido Ronzinante della sottoscritta. Poi strilla col tuo ragazzo al telefono perché deve venire presto a dare una mano in cucina e non ce la fa, preoccupati per quell’amico – addetto all’acquisto dell’anguria – scomparso nel nulla, mentre un altro chiama da Padova per sapere a che ora deve arrivare.
E dalla mattina alla radio del supermercato “mancano 9 ore alla finale” e tutti i cassieri ridono e tutto il giorno e le faccende saranno scanditi da questo countdown radiofonico e arrivare alle sette e venti e dire “però potrebbero cominciare anche dieci minuti prima eh”, perché non ce la fai più ad aspettare. Ti siedi, ti rialzi, commenti tecnici, battute, si mangiucchia, in dieci in una stanza, dopo aver piazzato bandiere ovunque e c’è anche la bandiera – cimelio dell’82. Si soffre, si fuma sul balcone, ogni tanto mi alzo e girottolo per casa, affacciata alla finestra ascolto la partita in dolby surround da tutte le case intorno. Uso le braccia di qualcuno come antistress. All’inizio lo stomaco chiuso, poi la fame nervosa ha il sopravvento su tutti e soprattutto su tutti gli stuzzichini del Todis. Luce spenta, solo il verde del campo dalla tv, una sigaretta veloce prima dei supplementari e ai rigori si rischia di andare in carenza d’ossigeno. Tutti si allontanano dalla tv, come se potesse far male quel che si vede, in piedi, io seduta sembro la tranquilla ma c’ho il cuore a tremila, oltretutto ho la coinquilina acquattata dietro la mia sedia perché non vuol vedere e mi stringe una mano e solo per questa dimostrazione di empatia fisica potrebbe venirmi un coccolone. E dopo poi non lo so, saltello a destra e a manca e la bandiera-cimelio dell’ottantadue ora è un doppio cimelio e quella comprata due giorni fa è appena assurta all’empireo dei cimeli pure lei, perché è la bandiera dei mondiali 2006 e la mia coinquilina mi stritola come se fossi un peluche e dice che bello che bello e io temo per la sua salute, che tanto entusiasmo tutto insieme le faccia male e poi vado ad abbracciare quello lì e gli do pure una dentata involontaria ma pazienza, tanto lui s’è fatto più male di me e vorrei dirgli che è merito suo se ho il mio mondiale, perché me l’ha raccontato e mostrato come nessuno ha fatto mai, perché dentro c’era la sua passione per questo mondo, perché non si è intestardito nell’insegnarmi il fuorigioco, è merito suo se so i nomi dei giocatori della nazionale che dimenticherò da qui all’inizio del campionato, merito suo se ho potuto vedere e deridere il povero Mazzocchi e conoscere la voce che muore in gola a Mazzola e poi non glielo dico che c’è troppa gente e poi non so neanche se saprei spiegargli bene tutta questa strana cosa, questo mucchietto di gioia, questo sentirmi esausta quanto quelli che l’hanno giocata, la partita, esausta e felice di poter finalmente rompere le scatole ab aeterno: “ah, i mondiali del 2006! Quello sì che era bel calcio”.
Ah, qualcuno mi dice il risultato della partita? Sapete…con la storia dei rigori ho perso il conto…



martedì, 04 luglio 2006
 

Happy birthday to...me!


NOW PLAYING: Gianna Nannini, "Grazie"




4 luglio 2004




Iniziare senza una premessa non sarebbe logico. Sebbene io preveda che di logico, in tutto questo, ci sarà ben poco. Allora, come promesso, una bella premessa, senza ulteriori indugi.

PREMESSA

,dicevamo: ecco, premetto - e anche con una certa solennità - che, a differenza di quanto si potrebbe argutamente dedurre dalla frase nella sezione "about", io non fumo. Proprio così. Il motivo per cui non fumo lo spiegherò, se ne avrò voglia, più in là. Posso dire però che ho sempre avuto un'inspiegabile voglia di farlo. Del tipo: la gente, di notte, sogna di volare. Ecco: io sogno di aspirare voluttuosamente il fumo della tanto desiderata sigaretta. Sigaretta peraltro mai toccata in vita mia...la volta che più mi ci sono avvicinata ho reso inutilizzabile il pacchetto di Marlboro di un'amica perchè mi ero messa a fare le sculture...con le sigarette, s'intende. Tutta questa banalissima faccenda dice molto di me: su come si fa a desiderare tanto qualcosa che non si è mai provato, su come si fa a resistere ad una tentazione tanto forte, solo per una questione di principio, su come si fa a essere tanto incoerenti, su come si fa ad essere banalmente originali e sul come riuscirci a volte bene e a volte anche no. Ora: in questo angolino di mondo tenterò di inserirci un pò di cose che abbiano un senso. Ma, più probabilmente, ci saranno cose che di senso ne hanno poco. In fin dei conti il senso richiede di essere conservato per la "vita fuori". E per il resto, spazio al delirio...benvenuti...




4 luglio 2006




Nel giorno del compleanno di Sic! forse la spiegazione di almeno uno dei miei deliri - quello delle sigarette nella premessa - ve la devo...

Dunque, le cose stanno così: oggi come allora non fumo. Oggi come allora, dopo due anni di amabile stazionamento qui, nel salotto di Sic! ho ancora una voglia matta di fumare. Continuate pure a dire che è tutta una questione di testa. Non è quando sono nervosa o stanca…è quando tira una certa aria, un particolare vento, dopo un sogno strano o nella luce puntata su un libro che leggo, magari in certi peregrinare d’occhi fuori dalla mia finestra, che se solo le avessi a portata di mano. Pensare che non ci ho neanche mai provato. Davvero: ho superato la fantastica era (ormai un’era sì, visto che di tempo n’è passato) dell’adolescenza senza toccare una sigaretta. Ero più impegnata a buttare i pacchetti nuovi di MS di mio padre nel cassonetto (perché non avesse il coraggio di andarsele a riprendere per fumarle) con conseguente volata per direttissima a letto senza cena. Ecco perché non ho ancora cominciato a fumare, nonostante la tentazione sia devastante. E’ una questione di principio ormai: dopo aver impiegato tante energie (e qualche cena) per tentare di far smettere mio padre, non posso certo iniziare io. O forse sì…magari un giorno, magari oggi, il destino incrocia un pacchetto di sigarette, o qualcuno che offre senza sapere che non fumo, e finalmente entrerò nel beato mondo nicotinico. Allora potrei accendere due sigarette, sulla torta, al posto delle candeline per festeggiare oggi due anni di Sic!

[E come si vede, sigarette, desideri, delirio e un caldo benvenuto a tutti quelli che passano da qui, resteranno il marchio di Sic! per tutti gli anni che questo posto sarà in grado di sopportare, luogo ameno delle vostre chiacchiere che lo fanno vivere]