NOW PLAYING: Max De Angelis, "Nuda"
Mi hanno trovata così, con nel corpo piantati gli spilli, come una stupida bambola morta. Che bambola forse un po’ lo sono, anzi lo ero. Ma stupida no. E quello stupido di commissario ora penserà a chissà quale serial killer. Nemmeno una goccia del mio sangue è stata versata, gli spilli gli hanno impedito di scorrere per rivoli sul pavimento. Sembrerebbe chissà quale perversione, ma la verità è che sono morta ormai, ed è stato un puro caso, un puro errore. Davvero quando mi hanno detto che lui era un principe, non ho pensato alla corona e tutto. Solo all’ennesimo riccone, magari un po’ più ricco di altri. Un vero affare, per me. Non pensavo che Michel mi avrebbe chiamata per un lavoro così, ma forse voleva davvero regalarmi un’occasione: “Tandie, mi ha detto, questa è la volta buona, se fai tutto come si deve, dopo puoi andare in pensione”. Sono un po’ giovane per andare in pensione, avrei voluto dirlo a Michel, ma poi ho pensato non gli importasse granché di che cosa ci facevo con i soldi e che tanto lui – da questo affare – di certo ce ne prendeva più di me. Michel mi ha spiegato un po’ di cose di questo tizio, questo principe. E mi ha detto che mi voleva solo per il lavoro, che mi voleva come per fare finta di sapere chi fossi e magari far finta che spesso si usciva a cena e si stava bene e mi faceva un sacco di regali e poi si faceva l’amore. Mi voleva per fare finta che fossi una regolare perché era convinto che questo lo avrebbe aiutato negli affari. Non m’interessava fare la fidanzata d’ordinanza e non mi è mai interessato. Ma il principe pagava bene e io mi sono sempre venduta per molto meno. Così Michel mi ha portata da lui e un po’ me l’aspettavo più bello “i principi dovrebbero essere belli” pensavo. Ma lui aveva una faccia da ranocchio. Forse ancora non aveva trovato una principessa che lo tramutasse in uomo. Avevo pensato ai soldi e la faccia da ranocchio, dopo qualche giorno, non la vedevo neanche più. Accanto a lui dovevo avere addosso più vestiti di quelli che sono abituata a portare. Rigide righe di tailleur, scarpe rosse ma non un rosso schianto, più simile a quello di un Beaujolais novello, di quelli che se non ti scoli subito tutta la bottiglia a sconto al supermercato, poi il giorno dopo lo butti via. Cose così. Sorridevo, non aprivo bocca e battevo cassa ogni sera. Il principe mi diceva che facevo bene il mio lavoro, perché sorridevo e non aprivo bocca. Un po’, lo devo dire, era merito di Michel, che mi aveva istruito bene: al principe i vizi non piacevano. E io allora non bevevo e non fumavo, mi sa che l’ultima marlboro è rimasta nel posacenere intatta, nel mio appartamento. Quanto al bere, a quella bottiglia a settimana comprata al discount potevo tranquillamente rinunciarci. Va bene, una sera ho ceduto. Ero così stanca che ho raccattato un Campari Mixx ed ero così stanca che sono riuscita ad ubriacarmi con quello. Se ci ripenso mi viene da ridere. Ero così stanca e ubriaca che vedevo la stanza girare e luci nella testa, come il cartellone di un flipper impazzito dopo che hai fatto tremila punti. Ding ding ding! Il principe è una fortuna che non fosse in giro quella sera. Per quel che mi riguarda, dopo una buona dormita il giorno dopo ero di nuovo in forma. E’ andata avanti così per qualche settimana. Non era niente male. Poi un giorno il principe, all’improvviso, m’ha mollato uno schiaffo leggero, come se non avesse il coraggio. Io, che agli uomini che gli passa per la testa di picchiarmi ho imparato a ridarle indietro con gli interessi, stavo per colpirlo con meno gentilezza e meno riguardo del suo rango. Peccato che i due armadi che si portava dietro mi abbiano trascinata via con argomentazioni piuttosto convincenti. Poi mi hanno portata qui. Non ci capivo più niente. Non avevo fumato né bevuto (ed ero certa che la storia del Campari non la sapesse nessuno), avevo sorriso e tenuto la bocca chiusa. Per settimane e settimane. Forse avevo fatto qualcosa che al principe aveva dato fastidio e su cui Michel non mi aveva informato. “Tu e il tuo amico Michel volevate fare i furbi eh? Lo sappiamo che gli hai detto dov’erano i documenti sugli affari privati del principe…l’abbiamo beccato nell’appartamento mentre tentava di portarseli via. Volevate arrotondare lo stipendio? Comunque il principe dice che sei la miglior fidanzata che ha avuto…ringrazia che finisce così”, hanno detto i due fustacchioni. Lo dicevo io che la cosa della fidanzata regolare non fa per me. E neanche Michel fa per me, a quanto pare. Intanto i due mi spingono a terra, su questo pavimento grigio senza piastrelle, intorno vedo macchinari abbandonati, tavoli da lavoro. Se ne vanno. Dovrei essere contenta. Che me la cavo così. Ma la verità è che non ho fortuna, che per caso o errore mi hanno portata proprio qui, in questa vecchia fabbrica di spilli, ormai sparsi ovunque, tanti, anche sotto di me. Un po’ splatter e idiota come soluzione, ma muoio così. Sto in silenzio da due giorni, solo dopo due giorni mi trovano e arriva il commissario e dice “Bene, abbiamo per le mani un serial killer”. Stupido stupido commissario, faccio in tempo a pensare, poi cado dentro un buco nero dove non sento più niente, all’infinito. Io, stupida bambola morta.






