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about Qualche verità...e qualche bugia...mentre mi fumo una sigaretta
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sound
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carta "Novecento",A.Baricco "L'idiota", F.Dostoevskij "Il profumo", P.Suskind "L'amore ai tempi del colera", G.Garcia Marquez "Cassandra", C.Wolf "Frammenti di un discorso amoroso", R.Barthes "L'insostenibile leggerezza dell'essere", M.Kundera "Il mito di Sisifo", A.Camus "Incontro d'amore in un paese in guerra", L.Sepulveda "City", A.Baricco "Narciso e Boccadoro", H.Hesse "L'onorevole scolaro", J.Le Carrè "Il principe felice",O.Wilde "Il giardino segreto", F.H.Burnett "Dona Flor e i suoi due mariti", J.Amado "Sostiene Pereira", A.Tabucchi "Il maestro e Margherita", M.Bulgakov "L'arte di viaggiare", A. De Bottom "Il segreto di Luca", I.Silone "E' stata una vertigine", M.Maggiani "Questa storia", A.Baricco "Fahrenheit 451", R.Bradbury "The prestige", C.Priest "Il pendolo di Foucault", U.Eco "I segreti di Londra", C.Augias
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sabato, 12 maggio 2007
NOW PLAYING: the sound of sliding doors...somewhere..
For the first time in my life, that night, I understood the meaning of the words “to be like a stone”. Cold, closed, hard stone. That was me, after the sound of a voice near me. The concert hall was full of hundreds of persons and faces and smiles which resounded in my ears, even if there was only one voice that I had to listen to. It was telling me of a little cube of air, hope, future that was disappearing. Just a little full cube, window, path, road to desired unknown destiny. That’s it, I told myself. That’s it, told me the voice. “That’s it” is a perfect sentence to describe a stone. The first tears that fell down along the stone were flowers of laughters. There was a man on the stage now, sailing in the darkness. Well, not really sailing. He, the man, Stefano Bollani, was driving the piano as a bike, standing up on the pedals, when the sound became harsh: he, the man, the pianist had to avoid the pits on the track of notes, red passions, smoking memories. Then he sat down again and guided music as if he knew exactly what to do. It is a rare thing to see. I have seen millions of players being played by music, indeed. Irony, at last, was the man’s masterpiece. When a genius makes you laugh he shows you his supernatural origin, because he makes happiness linger on people just as a god can do. That’s why I could let some tears fall down, laughing because of a god, in front of Fate. During the evening in which I became a cold, closed, hard stone. Then, flesh and bones again.
lunedì, 07 maggio 2007

NOW PLAYING: Lali Puna, "Scary world theory"
Rivedere le conseguenze dell’amore è come capire di aver imparato ad amare il sapore del vino o del cioccolato, quello amaro. Quello vero, insomma.
La prima volta che vidi “Le conseguenze dell’amore” mi parve un’allucinazione, una bella storia, con una bella estetica. Mi apparve come una storia con troppe poche parole, una trama afona.
Ricominciai da lì a sentirla: per capire la lingua che questo film parlava, ne ho ascoltato la musica. Era la costruzione alacre, ritmata, intensa di una trama piena. La lavoravo anche io, quella trama sonora slegata dallo schermo, perché ci ho costruito tele di alcuni giorni ormai passati, ma importanti e operosi. Nodo per nodo ho slegato quelle note da quelle immagini di un’illuminazione troppo perfetta, svizzera, così reale da sembrare un quadro di Hopper, a volte.
Come molte musiche, che non ti sembra d’imparare o ricordare, anche questa colonna sonora mi è rimasta appiccicata in qualche parte della mente, a sprazzi, a cubi, a puzzle che si ricompongono quando li chiami a memoria, o anche quando non te lo aspetti. Le ho imparate, queste musiche, come una poesia, che le parole ti rivengon fuori da sole tanti anni dopo e ti pare un miracolo.
Così, dopo tanto, mi rimetto davanti alle immagini. E insieme mi riviene da sola ogni nota, come impalcatura portante di scena che segue scena. E’ come se possedessi oggi una chiave che, al primo incontro con questo film, non avevo. Decantate per mesi, oggi le parole di Titta Di Girolamo sono le quinte d’un palcoscenico carico di sorprese, di battute il cui singolo suono è prezioso come pietra unica al mondo. La sua logica oggi mi è chiara, capisco il suo gioco, le sue carte, la sua insonnia, il suo coraggio nell’essere l’uomo più immutabile che io abbia mai visto. Il suo microcosmo mi rapisce, la sua voce m’innamora: è come quando sto di fronte al palcoscenico, e c’è sempre uno, tra gli attori, di cui irrimediabilmente m’innamoro. Che io sappia, poi, qual è il destino di quest’uomo inutile al mondo, lento alla vita, ma tutt’altro che muto, ha senso solo fino ad un certo punto. Lo guardo seguire la sua abitudine, le sue ossessioni, le sue impervie svolte, sbavate fuori dei suoi completi perfetti, la sua recita del silenzio. Osservo il lavorìo senza tregua dei suoi giorni e sento il sapore del cioccolato amaro, sulla lingua. Ha il sapore delle conseguenze dell’amore.
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