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about Qualche verità...e qualche bugia...mentre mi fumo una sigaretta
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venerdì, 26 ottobre 2007

NOW PLAYING: Amy Winehouse canta per me, come fosse alla radio, alle tre di notte, negli
...ANNI '50...
Nobody stands in between me and my man, it's me
And Mr Jones (Me and Mr Jones) “Patty lascia stare il bucato e vieni qui da me”, dice il mio uomo. Appoggio le mollette nel cesto e la sottoveste che stavo stendendo e vado verso il letto. Non posso dirgli di no, il mio uomo lavora tutto il giorno e torna la sera stanco. Non posso certo negargli questo poco tempo insieme. Lo amo. Sono le 7 di sera e quest’autunno americano non è ancora freddo, dalle finestre aperte entra una luce calda; fa un bel riflesso dentro la stanza. Mi sdraio accanto a lui e sto zitta e anche lui. Appoggio la testa sul suo petto. Si sente la radio accesa dei Robinson, i nostri vicini di casa. Mi piace la radio, mi fa compagnia mentre faccio le faccende di casa, qualche volta canto sottovoce. Più che altro rifaccio la musica con la voce, senza parole, mi viene meglio e poi a cantare proprio mi vergogno un po’, anche se sono da sola. Andare a ballare la sera, ecco, quello mi piacerebbe, sì. Ma lui non ama la confusione delle sale da ballo e io non ho più quindici anni, quando si metteva su un disco, con mia cugina Diane, e ballavamo, io e lei chiuse in camera sua, nella vecchia casa giù a Brixton Road. Penso tutte queste cose e intanto i Robinson hanno spento la musica; la signora White si affaccia alla finestra e come al solito si sgola a chiamare quel diavolo di suo figlio, che di rientrare a casa per l’ora di cena non ne vuole sapere. Il mio uomo si è addormentato; faccio piano scendendo dal letto; gli preparo la cena. Lo amo. Sono le 11 di sera e torno a sdraiarmi accanto a lui. Non ho sonno. Lui respira prima piano, poi mentre cede al sonno, russa leggermente. Si sveglia il mio segreto, la mia verità comincia a girare sulla mia testa come una solenne cantilena. I cheated myself
Like I knew I would
I told ya, I was trouble
You know that I'm no good Lo odio. E’ il mio uomo. L’uomo della mia vita, ne sono certa. Quello che io e mia cugina Diane sognavamo uguale a Gary Cooper e se ne parlava a voce bassa ridacchiando d’imbarazzo e civetteria. L’ho incontrato due anni fa, ci siamo innamorati. This ache in my chest
As my day is done now
The dark covers me and I cannot run now
My blood running cold
I stand before him Lo odio. Qualche sera ogni tanto è così forte questa rabbia. E’ quando non dormo: lui si abbandona al sonno intrecciando le sue gambe alle mie, le braccia attorno alle mie spalle, il viso vicinissimo al mio. Nell’ombra vedo il suo profilo bello, la barba corta e curata traccia una linea quieta sul suo profilo. Le ciglia lunghe da bambino sembra che raccolgano sulla punta un riposo lontano e monolitico, indifferente da me che vorrei almeno poter guardare il soffitto, visto che di chiudere occhio non se ne parla. Invece, egoista, lui non mi lascia andare. Se appena provo a scostarmi da lui riprendendo possesso d’un mio braccio o di un piede, subito le sue dita, braccia, gambe mi strizzano leggermente, come a dire “dormo ma son qui, non ti lascio da sola”. Io lo amo, certo. E’ un uomo buono il mio: non come quelli delle canzoni, le canzoni della radio, dico, non come quei bastardi che fanno i loro comodi e ti trattano male, ti lasciano, ti ripigliano e ti tradiscono. Insomma, non come quelli di cui parla sempre quella cantante, quella Amy Winehouse, che sui giornaletti dal parrucchiere pare un po’ una sgualdrina però canta da Dio. Il mio è un uomo buono e qualche sera al mese lo odio. Mi leva le forze, quella silenziosa lotta lenta: giro la testa sul cuscino e allontano la mia faccia dalla sua e subito sento la sua fronte raggiungere e sfiorare fissa la mia nuca; mi ripiego in un guscio, le ginocchia chiuse al petto e il suo piede destro è già vicino al mio. Come legati a catene, lui il suo sonno beffardo ed egoista, io le ore contate sul ticchettio della sveglia che neanche riesco a vedere. E’ uno schianto, un divo da copertina mentre dorme. E io invece, sono così normale, con la mia insonnia e il bucato è ancora da stendere. Non lo sopporto. Di essere così diversa e inquieta, contro il suo sonno di pietra. Mi viene da ucciderlo, per questa sua amorosa presenza e assenza insieme. Al pensiero sobbalzo; all’idea di puntargli contro una rivoltella e freddarlo così, mentre sogna, così, bello per sempre ma finalmente lontano da me, non può far nulla per arrivare sino a me, sull’altro bordo del letto dove posso rimettermi a sognare Gary Cooper. Oddio, oddio. E’ proprio come una di quelle storie delle canzoni alla radio. Quelle storie d’amore terribile che mi piacciono tanto. Di colpo il rimorso per quel che ho pensato mi strizza le lacrime fuori dagli occhi in silenzio e finisce di tenermi sveglia. Finalmente la luce del giorno entra dalla finestra e il mio uomo si apre quei suoi occhi del colore della terra umida e scura, portandomi il suo sorriso, segnale di resa, amore cosciente, che non mi fa paura. Lo amo. Sono le 7 del mattino, il mio uomo si sveglia. Mi sento sollevata. Fino a stasera, fino a che il sonno non viene un’altra volta. Oh what a mess we made
And now the final frame
Love is a losing game
Played out by the band
Love is a losing hand
More than I could stand
Love is a losing hand
sabato, 20 ottobre 2007

NOW PLAYING: Amy Winehouse, "Back to black" Una sveglia che segna le due quando sono le otto, di quelle che vanno caricate. Non ci sono numeri né puntini quindi è inutile per leggerci l’ora. La tengo lì sulla mensola solo perché è carina. Oggi l’ho caticata giusto per sentire il tempo che passa: ha un ticchettìo così netto e assordante che normalmente mi manda fuori di testa . Una boccetta del profumo che usava la mia professoressa d’inglese al liceo. Solo che non pensavo che il liceo mi sarebbe mancato così poco, e la bottiglia è rimasta piena, con tutti i suoi ricordi dentro il suo odore, comprati otto anni fa al primo anno d’università. Una boccetta vuota d’un profumo fresco di cui non so neanche il nome, però ogni volta che la prendo tra le mani mi spalanca di fronte memorie di cui non so neanche il nome. Non si sa mai che possa servire, un archivio odoroso così. Un cd di Billy Hollyday che era uscito allegato ad un qualche quotidiano. Non lo so, non mi ha mai preso Bully Holliday. Una bustina sola di the darjeeling: ha l’aroma delle sigarette. Ma quando ti rimane una sigaretta sola, o una sola bustina di darjeeling, quel piccolo distillato di illusoria, temporanea pace, servirà a ben poco. Un’intera scatola di the alla pesca. Ora: il the alla pesca è passato di moda, dolce e consolatorio e plastificato com’è. Basta the alla pesca. Un enorme scacciapensieri attaccato all’armadio. Non scaccia nessun tipo di pensiero, però in compenso fa un gran casino ogni volta che apro o chiudo l’armadio. Per questo, per la maggior parte del tempo tengo tutte le ante spalancate. Anche quelle a cui non è appeso lo scacciapensieri. Vuoi mettere la comodità? E poi quando mi pigliano le manie d’ordine, basta che chiuda l’armadio e sembra già che abbia fatto un gran lavoro. Un calendario di quelli con i cubi e le barrette di legno con su i numeri e i mesi, da cambiargli la data ogni giorno. E’ rimasto fermo al 13 aprile. Dell’anno scorso, credo. E’ che c’è troppa polvere sui cubi di legno, appiccicata dal tempo, e mi da fastidio toccarlo. “La versione di Barney” di Morderai Richler, di costola, a testa in giù, almeno da 547, 5 giorni, (lo 0,5 è perché lo comprai di pomeriggio). Fu libro comprato in memoria del mio primo amore, che tutto quello che leggeva lui e ascoltava lui era un gingillo per non staccarsi ancora per un po’ dall’idea dell’amore a vent’anni. Poi, si vede che mi ci sono staccata, da quell’idea. “Don Chisciotte della Mancia”, di Cervantes, sul comodino anche lui, privo della copertina di carta, che i libri nudi li leggo meglio. Sto a pagina 312, o 313, non lo so. E’ un libro che ti puoi tenere sulle ginocchia, grosso come un bambino, ma ti racconta delle storie bellissimi e incredibili ogni volta che lo apri. Lo tengo lì perché ogni volta che lo guardo penso che al mondo esiste un libro così saggio e meraviglioso insieme e mi sento subito meglio. Quando mi piglia la giornata giusta faccio un bel ripulisti nazista di quelli dei miei e butterei via anche mia mamma, per amor dell’ordine. Tipo oggi. Però questi adorabili orpelli si salvano sempre. Ah, l’inspiegabile utilità delle cose inutili. (Se ne va sospirando soddisfatta, agitando in aria il cencio da spolvero lezzo).
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