
NOW PLAYING: Mario Biondi and the Duke Orchestra, "Just the way you are"
Come da tradizione per il giorno del mio compleanno mi girano parecchio. E non perché invecchio.
Sta di fatto che suonano i 27 e direi che suonano ad un certo sostenuto volume, ho trovato la manopola e la giro a piacimento, voglio proprio vedere se prima o poi qualcuno non mi sente.
Son troppo vecchia per essere sgamata da mio padre che allunga l’occhio su questo incipit e mi chiede sardonico “ah, ti girano?” e a me sembra di avere 14 anni e che lui abbia sbirciato una delle tante frasi stupide e piene che si scrivono sul diario.
Ho 27 anni di velocità sulla tastiera, via senza guardarle le parole le conosco ci si capisce al volo.
Son stata spesso troppo piccola, raramente troppo cresciuta ma qualche volta sì, con mia somma soddisfazione d’infrangere certi piccoli buonsensi a questa età.
Mi son concessa il lusso di avere buoni maestri. Soprattutto di vita. Anche se loro ne sanno un’altra di vita, la sanno diversa. E quella mi hanno insegnato e con questa di qui non mi ci trovo granchè a volte, ma va bene uguale.
Ho imparato a buttar giù qualche riga, non ho praticamente mai imparato le tabelline.
Ho imparato a starmi a sentire. A darmi anche ragione, qualche volta. Non ancora ad essere indulgente con me stessa, ma con calma e per favore si fa tutto.
Ho avuto tempo per essere bella. E un po’ più tempo per vedermici.
Ho avuto tempo per le pene d’amor perduto e per quello trovato.
Ho un buon carattere: a quelli che non mi conoscono non do mai fastidio. Sono paziente e quieta.
Ho un carattere schifoso: quelli che amo li torturo con le mie lune storte e poi pretendo che mi riamino senza battere ciglio. Qualcuno ci riesce pure.
Continuo a tradire le mie volontà per forma mentis, ma se non altro oggi me ne accorgo.
Di bivi bianco o nero ho fatto quadrivi e anche di più, perché a diventare grande impari i grigi e t’accorgi che talvolta hanno sfumature brillanti.
Il bianco e il nero però mi piacciono di più: certa musica, certe ore del giorno, certe linee attorno agli occhi, una certa bocca che sa di pasta al burro, un certo mio profilo, un certo cantante tascabile e sexy, certi miei radicati deliziosi pregiudizi, una certa Europa dell’anima, certi amici che non vedo mai e che sono come anime mie gemelle sparse per altre vite e anche mondi, certe stanchezze buone del cervello quando l’hai usato bene, certi brividi, certi lunghi istanti a stiracchiarsi come gatti, certi gatti stupidi, un certo piacere di istantanei gesti violenti contro le cose inutili, certi tizi che suonano la batteria, certe giornate lunghe, certe creme per il corpo.
Certe vertigini in vetta alle scelte. So far so good.
(E BUON PANETTONE/PANDORO/CAVALLUCCI/RICCIARELLI/PANFORTE A TUTTI)





