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about Qualche verità...e qualche bugia...mentre mi fumo una sigaretta
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carta "Novecento",A.Baricco "L'idiota", F.Dostoevskij "Il profumo", P.Suskind "L'amore ai tempi del colera", G.Garcia Marquez "Cassandra", C.Wolf "Frammenti di un discorso amoroso", R.Barthes "L'insostenibile leggerezza dell'essere", M.Kundera "Il mito di Sisifo", A.Camus "Incontro d'amore in un paese in guerra", L.Sepulveda "City", A.Baricco "Narciso e Boccadoro", H.Hesse "L'onorevole scolaro", J.Le Carrè "Il principe felice",O.Wilde "Il giardino segreto", F.H.Burnett "Dona Flor e i suoi due mariti", J.Amado "Sostiene Pereira", A.Tabucchi "Il maestro e Margherita", M.Bulgakov "L'arte di viaggiare", A. De Bottom "Il segreto di Luca", I.Silone "E' stata una vertigine", M.Maggiani "Questa storia", A.Baricco "Fahrenheit 451", R.Bradbury "The prestige", C.Priest "Il pendolo di Foucault", U.Eco "I segreti di Londra", C.Augias
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mercoledì, 15 aprile 2009

NOW PLAYING: Cousteau, "Talking to myself" Cara Noe,
oggi vado a fare un viaggio e ti porto lontano, lontano con la scrittura, con le dita-segno che tracciano il percorso dei pensieri svelti a correr via, troppo sbaffati, sfumati a dire il vero, fumati mille e mille volte dentro il filtro di una cara vecchia sigaretta immaginaria.
Stai, col bianco in testa come prima di una ripresa, 5a ripresa di un match infinito, finito chissà dove, a rimbalzare sulle corde e giù con mossa da wrestler, falso dolore, falsa studiata violenza di una violenza sceneggiata che serve a sbatter fuori qualche chilo di troppo, qualche sì di troppo, qualche no di troppo, troppe poche ore di sonno o troppe e basta per non vedere e dormire solo. Dormire soli, sì, ma con un ingombro onirico superiore a quello dei pensieri stoccati in massa in una memoria da estendere all'infinito. Quei sogni sotto le coperte non c'entrano e hanno ormai una testa grande per entrarci tutti comodi sul cuscino, li butteresti fuori a crescere in un letto da grandi eppure stanno lì come i fratelli quando si era poveri, tutti nello stesso lettuccio gramo e zeppato di teste e piedi e risolini e sonni finalmente.
Staresti come una scossa elettrica che scarica a terra, a macinare l'asfalto coi calcagni che ci sbattono e si consumano e va bene perchè tutto il mondo ti scorre più veloce accanto ma non è come dal finestrino d'un treno dei tanti che prendi, è più chiaro nel suo insieme, nette le differenze e in fin dei conti neanche importa.
Staresti, Dio solo sa quanto, lontano. Dove lontano non è un punto preciso, un riferimento, una strada, una casa, una chiesa, un vecchio portone o i gradini di qualche mondo che puoi trovare su una qualche cartina. In un posto, staresti, dove la testa poggia tranquilla e curiosa sul comodino accanto al letto, il corpo è solo una linea tracciata a carboncino su un foglio bianco, abbandonato ad un'onda solo immaginata e per questo più leggera a cullarti tutti i pensieri fuori fuoco, che non vedi e non t'importa.
Staresti dove non t'importa. Dove c'è vento e le foglie degli alberi spuntate fuori tutte in un week end, dove le colline sono le curve verso la cucitura centrale di un libro spalancato a pagina 20 o forse più 70, che sta aperto meglio, dove una strada di notte non ti fa affatto paura, la conosci e la cammini trotterellandone i bordi, le crepe, le sgualciture e punteggiando le case e i cancelli, i gatti e le auto parcheggiate.
Staresti zitta, Dio solo sa quanto, senza dire niente neanche a lui, a Dio, che di parole è l'unico che non ha bisogno. Staresti zitta, per poter dire - in potenza - di parlare ogni lingua, di poter dire ogni colore, senso, insensibilità, neve.
Stai, a guardarti le mani che prima o poi si fermeranno su un punto di questo sinistro, storto, sereno, serale inganno, aggrovigliato gomitolo di nonsense che hai ticchettato fin qui. Stai a guardarti le dita che prima o poi si fermeranno su un punto. Punto.
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